Vivaldo Grasselli
Personaggio Illustre
Vivaldo Grasselli
Personaggio Illustre

Tra le pieghe più intime dei Monti Sibillini nacque la voce autentica di Vivaldo Grasselli: pastore, boscaiolo, agricoltore. Un uomo dei monti che trasformava la fatica quotidiana in versi, con l’ironia affilata delle sue satire.
Vivaldo nacque il 28 febbraio 1909 a Pantaneto, frazione di Monte Cavallo. Crebbe in un territorio dove la terra restituiva poco e ogni stagione era una sfida. Eppure, fin da giovane, si affezionò alle rime: la poesia divenne il suo modo di raccontare il mondo.
Dopo la campagna d’Albania nel 1939, tornò ai suoi monti. Il 30 aprile 1944, durante l’occupazione tedesca, venne ferito da una raffica mentre tagliava legna vicino a casa: si salvò, ma alcune schegge gli restarono nel corpo come memoria della guerra.
Intorno al 1976, insieme alla moglie Oliva, detta “Livetta”, emigrò a Tuscania, lasciando a malincuore Monte Cavallo e i suoi amati Sibillini. Padre di tre figli, nelle sue poesie emergono affetti, ironia e una sottile malinconia. Morì il 3 gennaio 1982, pochi anni dopo aver salutato per sempre i suoi monti.
Nell’inverno 1978-79, il maestro Fernando Mattioni, suo cugino paterno, gli scrisse chiedendogli alcune poesie. Vivaldo rispose il 24 febbraio 1979 da Tuscania con una lettera in rima, inserendo nella busta diversi componimenti.
Nel 1998, il Comune di Monte Cavallo e la Pro Loco pubblicarono il libretto Satire del pastore poeta Vivaldo Grasselli, 43 pagine che raccolgono nove suoi brani. Testi semplici nella forma, ma densi di osservazioni sulla società, sui cambiamenti e sulle contraddizioni del vivere quotidiano.
Le sue poesie colpiscono soprattutto dal punto di vista sociologico: sono lo specchio di un mondo contadino che cambia, raccontato da chi lo ha vissuto in prima persona. Senza studi accademici, ma con una sensibilità viva e autentica.
Perché, come dimostrò Vivaldo, per fare poesia bisogna saper dare voce ai propri sentimenti.
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